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Dolomiti - Agordino
Cenge Letizia-Belìa-Masenade
2250 m
Agordo/Dont-Passo Duran 1601 m
1000 m
6/7 h
PD- / pp. II
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rif. Carestiato 1834 m

Il concatenamento dei tre percorsi è un’escursione dal carattere alpinistico altamente spettacolare ma che richiede impegno e preparazione tecnica soprattutto sulla cengia Letizia.

Da Agordo, oppure dalla Val Zoldana presso Dont, ci si porta al passo Duran con varie possibilità di parcheggio (1601 m).

Dal passo dietro il rif. Tomè tabella con indicazioni per il rif. Carestiato a risalire il pendio di prati su zona umida ad incrociare presto la carrozzabile di servizio. A sinistra per poco sino ad uno scorcio nella vegetazione a destra dove la traccia è segnalata solo da un bollo rosso su un sasso e nessuna altra indicazione. Nel bosco in leggera ascesa su camminamento stretto ma evidente. Salendo la vegetazione si abbassa e si dirada ed il sentiero si trasforma in larga traccia di ghiaie puntando decisamente in diagonale verso E. Si asseconda l'ascesa in traverso lungo il pendio di ghiaie puntando alle ultime cime che degradano verso oriente. Quando alla nostra sinistra si distingue bene il lungo e restringente canale di sassi che si incunea tra le pareti notiamo che le tracce si dividono: proseguendo ci si abbasserebbe per qualche metro verso un successivo canalino segnalato da evidenti rosse indicazioni di vie alpinistiche su massi, le si ignora e si sale a sinistra (ca. 1900 m – 0.40’).
La traccia sulle ghiaie in breve porta al limitare del conoide di sassi che lascia solo intuire un probabile accesso ad un qualche passaggio ben più in alto. Si punta alla parete di sinistra cercando i passi più agevoli nel canale e dove con è possibile scorgere qualche rado ma vecchio e sbiadito segnavia. Si prosegue lungo il canale sino ad uno sbarramento e sulla placca a sinistra alcuni fittoni agevolano il superamento in diagonale pur esposta ma confermandone la giusta direzione. Sopra il salto ancora per poco e giunti sotto tre enormi massi allineati si distingue a sinistra una logica cengia dove qualche altro vetusto segnavia ne approva la deviazione. La si percorre facilmente montando una larga forcella con ometto e scorgendo più in basso le tracce della prosecuzione e l’ideale inizio della cengia Letizia (ca. 2050 m – 0.40’).
Si segnalano lungo il percorso della cengia almeno due vie di fuga sulla sinistra ben distanziate tra loro che calano su sassi e ghiaie neanche troppo ripidi sino alla vegetazione sottostante. Si cala sui sassi per pochi metri e confortati definitivamente da due prossimi ometti allineati sotto la parete lungo il tracciato della cengia. Si passa sotto tre grossi e suggestivi torrioni montando una sella e calando qualche metro traversando su roccette facili e inclinate. Si è ora sopra un salto di rocce impegnativo. Tra i lati che non prevedono soluzione, al centro le rocce più scalinate lasciano intuire la linea di discesa lunga meno di una decina di metri seppur ne sia nascosto lo sviluppo finale. Si scendono, magari opportunamente assicurati, le rocce centrali con attenzione tenendo conto che l'ultimo passo risolve su placca a fianco di un antro. Ora a destra su delicato traverso per pochi passi a riprendere la traccia evidente e più comoda (pp. II). Si assecondano i contenuti saliscendi e le appena accennate rientranze o aggiramenti della parete gustandone le prospettive su linee più facili e suggestive della cengia. Dopo un breve passo poco esposto e dietro un ultimo spigolo ci si allontana sensibilmente dalla parete su ghiaie ed in falsopiano sino ad una poco accennata deviazione a destra (ca. 1950 – 1.00’).
A sinistra si lascia la discesa ormai semplice verso il rif. Carestiato e si riprende a salire ora marcatamente il pendio di grosse ghiaie seguendo gli ometti e le tracce di passaggio. Meno faticoso seguire le linee dei sassi piuttosto che le lingue di ghiaie instabili. I piccoli ometti portano faticosamente su una spalla che una volta sopra apre la visuale sul largo e sinistro canalone che separa le basi della Pala del Bo dalla Pala del Belìa. Si cala per qualche metro lungo il lato destro del canale e si approcciano le lingue del nevaio opportunamente attrezzati.
Le condizioni del lungo traverso sul canalone sono importanti. Se la percorrenza delle cenge risulta pulita è bene approfittare di un buon innevamento in quanto in stagione avanzata la riduzione del nevaio può scoprire fessure e cornici nelle lingue terminali o pure liberare tratti asciutti ma pericolosamente scivolosi ed instabili. Solitamente la prima parte risulta maggiormente percorsa dalle scariche di sassi pertanto la traversata seppur con cautela va effettuata con decisione. Si resta in quota puntando al centro della lingua nevosa terminale che si incunea a sinistra. Verso il suo termine è udibile il rumore dello scolo di fusione ed anche alcuni evidenti bolli rossi. E' preferibile evitare di puntare a questi in quanto il nevaio può presentare ponti o cornici ai lati e la risalita segnalata sul greto si svolge su roccia liscia e bagnata. Più pratico e sicuro montare sulle rocce a sinistra e dove è più facile che appoggi il bordo del nevaio. Si sale appena a sinistra su breve rampa e scalare le roccette soprastanti più appigliate e solide (pp I+). Più sopra si riprende la traccia segnata che su scalinamenti e passi sui verdi anche a vista risale il lungo e faticoso pendio verso la Pala del Belìa (2290 m – 1.00’). Il panorama sul tratto appena percorso e soprattutto sulla prima parte della cengia Masenade è impagabile.

A sinistra in falsopiano si tralascia la prima deviazione a valle, quindi alla successiva si resta in quota a tagliare una zona franosa sui sassi oppure a destra in rientro nel bosco ma con qualche metro di dislivello in più. Entrambi i sentieri guidano velocemente all'ormai vicino rif. Carestiato (1834 m – 0.40’).
Dal rifugio si percorre la carrozzabile di servizio sino al bivio in salita e lungo il pendio terminale sino a passo Duran (1601 m – 0.30’).

Da valutare il periodo migliore per il nevaio sotto la Pala del Belìa ed ogni eventuale assicurazione. Può essere percorso in entrambi i sensi. Questa proposta lo descrive iniziando dalla cengia Letizia poi Belìa ed infine Masenade ed implica una delicata calata sulla prima cengia ma un approccio migliore in salita sulla Pala del Belìa.
La cengia Letizia affascina per l’isolamento e la sua iniziale ricerca regalando passi anche impegnativi. Almeno due le vie di fuga intermedie – non segnalate - a scendere verso il Duran. La parte mediana verso il Belìa è sicuramente quella da valutare attentamente dal punto di vista ambientale e per le condizioni del nevaio. La cengia Masenade regala visioni d’insieme spettacolari; segnalata e discretamente poco impegnativa va seguita passo per passo con gli ometti ed i bolli e con cautela nell’ultimo tratto poco sopra l’incrocio con il sentiero al rifugio. Un percorso remunerativo ma da approcciare con giusta programmazione e preparazione nel suo complesso.

Termine cengia Letizia: a SO traccia e sentiero di rientro al rif. Carestiato Sapada
Oltre Pala del Belìa: incrocio con ferrata Costantini
Incrocio a valle dalla Masenade: 554 AV1 a NE per ferrata Costantini/biv. Ghedini – rif. Vazzoler

2014
Luca e Michele
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