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relazioni

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Dolomiti - Ampezzo
Dibona s.a.
3008 m
SS 51 - Rif. Ospitale 1490 m
1100 m
6/7 h
media
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rif. Lorenzi 2932 m–ric. Buffa Perrero 2760 m

Storico percorso che corre in quota parallelo alla Val Padeon. Attrezzato inizialmente in maniera continua e parzialmente lungo il suo lungo sviluppo, pur non presentando particolari difficoltà richiede una buona preparazione comportando una estensione considerevole e numerosi saliscendi seppur percorso in discesa.

Da Cortina seguire le indicazioni a nord per Dobbiaco su SS 51 e poco prima di passo di Cima Banche, in loc. Ospitale parcheggiare in fronte all’omonimo rifugio (1490 m).
Altre combinazioni per l’escursione prevedono la partenza dalla SS 48 dal passo Tre Croci con il 203 sino al rif. Son Forca (1.00’), oppure poco prima del passo stesso con la seggiovia da Rio Gere, magari disponendo di una seconda auto ad Ospitale. In caso contrario valutare la faticosa risalita dalla Val Padeon (1700 m) fino al passo Son Forca (2120 m) oppure, dopo la discesa ad Ospitale, l’utilizzo del trasporto pubblico locale.
Dal parcheggio si scendono pochi metri ad attraversare il Ru Felizon e seguire una larga mulattiera – segnavia 203 - che, inizialmente un po’ ripida, taglia il pendio alberato per portarsi all’imbocco della Val Padeon. La pendenza si addolcisce e con linea diretta ci si alza lentamente nella larga valle tra le alture del Vecio del Forame e del Pomagagnon
incrociando presto il sentiero di rientro della ferrata Dibona proveniente dal Col dei Stombi (1700 m – 0.40’). Si prosegue lungo la valle spesso coperti dagli alberi passando nei pressi della vecchia malga Padeon, del bivio per forc. Zumeles e del ripido sentiero di ripiego dal Dibona, eventuale alternativa di uscita anticipata. Poco sotto il passo Son Forca la pendenza si accentua e dal passo stesso si devia a sinistra portandosi appena sotto il rifugio nei pressi della stazione a valle della bidonvia di Staunies (2200 m – 1.10’). La risalita sino al passo e la larga curva può essere evitata risalendo il tracciato della più ripida pista da sci che accorcia con linea diretta l’accesso alla bidonvia. Con questa ci si porta, risalendo la lunga e ripidissima Grava di Staunies, all’omonima forcella pochi metri sotto il rif. Lorenzi (2932 m).

A fianco dell’impianto un cartello indica la ferrata il cui accesso viene raggiunto con una serie di comode scale che portano ad una largo e panoramico intaglio dove si trova una prima scaletta metallica. Oltre questa le funi iniziano a traversare in leggera salita su rocce ormai levigate e dove è facile trovare qualche passo ghiacciato. Si passano le prime postazioni della guerra, qualche breve passo su ponticelli di legno ed un breve passaggio in galleria oltre il quale le attrezzature traversano espostamente su cengia e risalgono un pendio roccioso. Sopra una profonda spaccatura la si supera per una trentina di metri sul ponte sospeso per risalire il pendio opposto anche con l’ausilio di alcune scalette. Si percorre una bella crestina assicurata sino al culmine da cui, con pochi metri in discesa, si cala sul pendio opposto sin nei pressi di un bivio (ca. 2950 m - 0.20’).
A sinistra è possibile salire la vicina cima del Cristallino d’Ampezzo lungo le funi che portano, a tratti espostamente, in cima (3008 m – 0.20’ a/r). Si prosegue nella discesa dal bivio seguendo le ottime attrezzature sulle rocce scalinate con pendenze e verticalità variabili e qualche scaletta. E’ questo il tratto più impegnativo della ferrata che termina, almeno nel tratto iniziale, nei pressi della sottostante larga forcella Grande (2870 m – 0.15’).
Si lascia la forcella sul versante ovest traversando sotto la Cresta Bianca accanto vecchie costruzioni militari e risalendone la cima poco sopra. Dalla sommità si scende per pochi metri alla sottostante forcella e calando per poco sul versante cortinese dove alcune funi agevola la breve discesa lungo una cengia. Si aggira uno spigolo e superando uno strapiombo su alcune assi e lunghi fittoni di ferro ed un ponticello di legno, proseguendo in falsopiano lungo la cengia successiva. Qualche breve saliscendi per divallare facilmente in discesa più accentuata, tra resti di guerra e svolte sulle ultime cenge, sino alla vicina forcella Padeon, solo qualche passo prima della baracca di guerra riattata come ricovero d’emergenza Buffa di Perrero (2760 m – 0.50’).
Oltre il ricovero assecondando le successive cenge, qualche ponticello e diversi tratti di attrezzature si taglia la parete sotto cima Padeon su facile camminamento anche rinforzato a tratti; il lungo traverso non comporta particolari pendenze rimanendo pressoché in quota. Un’aerea cengia aggira un marcato spigolo oltre il quale si trovano i resti di vecchi
baraccamenti ed una rientranza attrezzata ed un po’ esposta della cengia stessa. Questa traversa ora a mezza parete il Vecio del Forame presentando comunque lunghi tratti assicurati seppur discretamente esposti. Dove terminano le funi ci si cala per poco sulle ultime ghiaie sino alla sottostante ed aperta forc. Alta (2650 m – 0.30’).
Dalla forcella in decisa discesa ad ovest seguendo i segnavia, inizialmente su facili ghiaie, quindi su breve tratto attrezzato per avvicinare il ripido, colorato e franoso canale sulla destra. Nel punto dove il sentiero lo lambisce si perviene al bivio che a sinistra porterebbe ad anticipare la discesa in Val Padeon su ripide tracce. Dalle evidenti segnalazioni si prosegue a destra risalendo i pochi metri ad aggirare la parete e riprendere una cengia su facili ghiaie e successivamente, dopo breve discesa su rampa, scendere a forc. Bassa (2433 m – 0.30’).
Inizia ora una sequenza di brevi ancorché faticose risalite su facili cenge a superare quattro consecutive forcelle brevemente distanziate tra loro. Dopo l’ultimo intaglio si discendono alcuni metri attrezzati che conducono alla base di un profonda spaccatura che si discende e risale sul lato opposto su scalette. La cengia continua la sua linea disegnata traversando altre rovine di guerra sotto parete sino ad una piccola ‘cittadella’ militare con diverse costruzioni in rovina. Con gli ultimi metri in salita e passando accanto ad un singolare arco con targa si raggiunge un ultimo intaglio da dove è Ora possibile delineare la prossima e finale discesa. Dalla selletta si discende un friabile canale di roccette rossastre e qualche metro di fune calando brevemente nel sottostante pendio di fini ghiaie che si seguono piacevolmente sino ai primi tornanti in discesa che disegnano ampie svolte sui primi verdi pendii sotto il Col dei Stombi (2158 m – 1.00’).
Ora su piacevole sentiero addentrandosi nella vegetazione inizialmente più bassa e rada per chiudere con una lunga serie di corte svolte nel bosco e gli ultimi due tornanti sino all’incrocio con la Val Padeon (1700 m – 0.40’).

Sulla larga mulattiera - segnavia 203 - percorsa al mattino in accentuata discesa velocemente sino al torrente ed al
soprastante parcheggio ad Ospitale (1490 m – 0.30’).

Percorso immenso e gratificante che non dovrebbe mancare nel curriculum di ogni frequentatore dolomitico. Più impegnativo nel tratto iniziale da forc. Staunies a forc. Granda, poi più facile anche se qualche tratto presenta una certa esposizione. Facile nei periodi di punta e nei fine settimana trovare caotici gruppi in questo tratto ma basta superare forc. Granda per ritrovare un relativo isolamento. Il completamento della discesa sul sentiero Dibona regala poi il massimo essendo percorso solo da poche persone nella sua integralità. Consigliabile il percorso in discesa in quanto meno faticoso e consente di affrontare il tratto più ostico all’inizio. Tra le varie opzioni di accesso, in mancanza di una seconda auto, la risalità dalla Val Padeon è certamente migliore essendo protetta in parte dal sole al mattino e non presentando particolari pendenze. A parte residui innevamenti, lungo il percorso non si trovano fonti d’acqua.

Dalla Val Padeon: 202 ad O per Punta Fiames/Pomagagnon - 204 per forc. Zumeles /Pomagagnon
Da forc. Staunies e forc. Granda: 233 a N per forc. Verde/Punte del Forame

2015
Alessandro, Dario e Michele
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