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relazioni

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Dolomiti - Ampezzo
Ra Zesta
2768 m
SS 48 – Passo Tre Croci 1800 m
1100 m
6 h
F+ / I pp. I+
►►►
rif. Vandelli 1928 m

Tra la Punta Nera e le Cime del Ciadin del Loudo la Zesta consente una traversata che comporta un impegno tecnico contenuto ma, nella salita da sud, una costante
ricerca della direzione. Pochi gli ometti ed i riferimenti soprattutto nella parte iniziale mentre sotto la cima le linee più logiche sono più facilmente intuibili.

Da Cortina oppure da Auronzo portarsi presso il passo Tre Croci dove si parcheggia (1800 m). Scendere di poco in direzione Misurina sino alle indicazioni a destra all’imbocco della mulattiera anche segnavia 215 AV3 AV4.
Su contenuti saliscendi si asseconda l’aggiramento di una larga altura portandosi presto sotto il fianco est delle Cime di Marcuoira e senza particolari pendenze si prosegue lungo il piacevole sentiero. All’altezza di una fascia rocciosa si risalgono due brevi scale seguite da una cengia attrezzata appena esposta sulla sottostante valle. Ci si alza a tratti nel bosco superando qualche passo su rocce sporche e lisciate e poco oltre il bivio per il Ciadin del Loudo si intravvede il profilo del rif. Vandelli che si accosta presso il vicino bivio con indicazioni (1928 m – 1.30’).

Dal bivio sotto il rifugio si prosegue su 215 AV3 AV4 costeggiando il lato destro del vicino laghetto risalendone le successive larghe ghiaie sin quasi all’altezza di un grosso masso con pino nano sulla sommità ed un masso lungo il sentiero con evidente ometto sopra (2030 m – 0.20’).
Si lascia il sentiero a destra tagliando su esilissima traccia in direzione di una piccola fascia rocciosa con evidente freccia rossa. Si ricercano deboli camminamenti e varchi tra mughi tagliati traversando in salita verso destra. Alcuni evidenti ometti ma seminascosti confermano la direzione che in ogni caso deve puntare verso uno stretto canale che taglia in alto a destra la fascia rocciosa. Si attraversa una piccola conca erbosa ed in diagonale ci si porta ad un successivo più aperto pendio verde solcato da una poco accennata lingua di roccette e ghiaie. La si risale traversando a destra anche il successivo pendio e giungere ormai alla base del citato canalino inizialmente ricoperto di grosse ghiaie alquanto instabili (2100 m). Poco sopra il canalino si restringe nei pressi di una sporgenza della roccia con evidente ometto. Da qui si risale un tratto poco più solido con rocce più scure preferibilmente sul lato destro. Il pendio, sempre ripido, riprende le ghiaie tra l’erba ed i mughi per sbucare infine sopra una sella da cui si apre la visuale sulle estese ghiaie e pareti nord delle cime di Loudo (2200 m – 0.40’).
In leggera discesa si accostano le rocce a sinistra e risalendo oltre il verde pendio in vista di un evidente ghiaione che scende da una larga fascia rocciosa. Ci si tiene a sinistra della colata ed giunti alla sua altezza si devia a sinistra per una larga cengia erbosa che cinge la fascia verticale – ometto direzionale sopra una roccia ad inizio cengia. Si segue la cengia per poco ad aggirare il versante verso roccette più facili ed appoggiate che si risalgono con facilità per continuare sulle successive balze fin sopra la spalla. Qui è opportuno indossare il casco prima di portarsi sotto le risalite più ripide. Si prosegue in contenuta salita traversando a sinistra verso una lingua di ghiaie che disegna una marcata linea di salita verso il pendio soprastante. La si risale poco sopra sul lato destro accostati alla roccia ed iniziando a salire ora con linee più dirette il lungo pendio. Senza via obbligata scegliendo i passi migliori a vista si risale lungamente su zolle, roccette e ghiaie ma su terreno discretamente solido sino al termine dove il pendio, appena più appoggiato, si presenta erboso appena punteggiato da roccette (2300 m – 0.50’).
Oltre questo si rilevano alcuni ometti al limitare di una fascia di balze e di roccette facili dove peraltro la traccia sembra ora più evidente. Si risale il pendio che pian piano accentua la sua pendenza per dirigersi verso un evidente torrione giallastro poco sopra. Si seguono i radi ometti ed appena accennati camminamenti contornando poco sotto la base del torrione verso destra. Una breve cengia di ghiaie riporta sotto un largo canale chiuso sopra da lisce pareti verticali. Lo si risale senza difficoltà da sinistra a destra con qualche passaggio più impegnativo (I) ed appena esposto. Si monta su un piccolo ballatoio con evidente ometto a proseguire su roccia ora più solida e compatta alternata a passi su ghiaie sotto la parete terminale (2720 m). Deviando a sinistra su ghiaie ci si porta alla base di un breve ed evidente canale di ghieae e rocce che termina sulla cresta sommitale (I+). Da qui a destra lungo la facile cresta che porta alla cima di Ra Zesta (2768 m – 0.40’).

Si percorre la breve cresta sommitale verso est per calare presto sulle sottostanti ghiaie. Il percorso ora è punteggiato da numerosi ometti che disegnano senza problemi la linea di discesa. Sopra un salto roccioso ci si cala per pochi metri in facile arrampicata e dentro un breve camino seguito da un canalino di ghiaie che si apre appena più sotto. Seguendo gli utili ometti si discendono altri brevi salti appena esposti con cautela per la consistenza delle lame di roccia nei tratti più ripidi e qualche salto più accentuato (I). Una breve discesa più appoggiata quindi, aggirata una costola su rampa inclinata, si perviene sopra uno stretto camino che nel suo passo iniziale presenta una strettoia. Lo si discende con cautela e dopo l’ultimo passo più impegnativo (I/I+) sulle ghiaie terminali e con un traverso a sinistra verso un ben visibile paletto (2540 m 0.40’). Si scende il pendio successivo, alcune facili roccette ed una breve cengia fiancheggiata da una fascia rocciosa e calare infine nel franoso vallone tra Ra Zesta e le Cime del Ciadin del Loudo. Qui è conveniente lasciare la traccia e gli ometti e portarsi al centro del vallone dove una più diretta e comoda lingua di ghiaie evita il sottostante traverso su sassi e rocce instabili. Si discende facilmente il ghiaione fino a incrociare il sottostante segnavia 223 AV3 proveniente dalla vicina forc. Marcuoira per seguirlo a sinistra sino alla prossima forc. Ciadin (2378 m – 0.20’). 
Per poco si segue il 223 ed alla prima deviazione a destra ad incrociare poco sotto il 213 quindi a destra ed al successivo bivio presso Tardeibà (2129 m – 0.20’).
A sinistra prosegue il 213 ora in piacevole e contenuta discesa, attraversa una splendida radura per calare successivamente ormai su larga traccia lungo la mulattiera finale al terminale passo Tre Croci (1800 m – 0.40’).

Percorso tecnicamente poco impegnativo ma che richiede confidenza nella ricerca della salita. Rari gli ometti nella prima parte e per lunghi tratti successivi. Dalla spalla alla base della parte finale il percorso è senza via obbligata dove è sufficiente mantenere una linea abbastanza diretta. Sui canali e risalite terminali le tracce sono appena più evidenti ma dal percorso un po’ più logico. Sotto i salti terminali non seguire le deboli tracce a destra ma approcciare l’ultimo canale a sinistra ormai in vista della cresta terminale. La presenza di animali rende essenziale l’uso del casco. 
Sconsigliata vivamente la salita dal versante S in caso di mancanza di visibilità se non si conosce bene la via. 
La discesa è punteggiata da molti ometti ed evidenti tracce per cui risulta nettamente più intuibile. Attenzione ad alcuni passaggi per la consistenza della roccia e la ripidità, non meno l’approccio e la discesa lungo l’ultimo stretto canale.

Dal rif. Vandelli: 217 a N per Val d’Ansiei - 215 ad O per Tondi di Faloria 242 AV3 AV4 per ferr. Berti e biv. Slataper
Da forc. Ciadin: 223 AV3 ad O per Tondi di Faloria / ad E per forc. Marcuoria / 216 Ciadin del Loudo

2015
Enrico, Dario e Michele
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