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relazioni

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Dolomiti - Ampezzo
Sorapis - Croda Marcora - Fopa de Matìa
3205 m - 3154 m - 3155 m
San Vito – Rif. Scotter 1580 m
1680 m
8/9 h
PD+ / I-II p. III
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rif. San Marco 1823 - biv. Slataper 2600 m

Visitazione del gruppo principale del Sorapis resa ancor più impagabile dalle vicine crode e creste circostanti. La salita alla cima principale richiede un certo impegno tecnico mentre le successive due vette, più semplici, solo confidenza con terreni su quote che corrono comunque oltre i tremila.

Da San Vito si seguono le indicazioni per gli impianti sino al parcheggio della seggiovia che conduce al rif. Scotter (1580 m) – v. note sotto. Dal rifugio si prosegue sulla sterrata, tagliandola anche per le corte scorciatoie, sino al suo termine poco sopra un largo e bianco colatoio franoso. Sul segnavia 226 AV3 si prosegue entrando nel bosco e risalendo le strette e marcatissime svolte che in breve portano allo splendido ambiente dove sorge il rif. San Marco (1823 m – 0.40’).

Dietro il rifugio si entra nel bosco risalendo su segnavia 226 AV3 AV4 AV5 il pendio alberato e con qualche svolta si valica una forcellina oltre la quale è presente una utile fontana – ultima acqua in mancanza di innevamento. Si è ora alla base di un canale discretamente ripido e su traccia ben disegnata se ne risale sulla sinistra la prima parte su buona pendenza. Nella parte mediana la pendenza si attenua e su larga traccia si assecondano le ampie svolte man mano che si apre la visuale sul soprastante valico e si allarga la distanza tra le alture ai fianchi. Dalle chiare ghiaie e sabbie si risale un pendio di roccette macchiate di verde sino all’ampia, panoramica e rilassante forc. Grande (2255 m - 1.00’).
Dal crocevia si imbocca la traccia a sinistra sul 246 AV3 variante AV4 che in falsopiano traversa sotto le alture a sinistra contornando l’altopiano dell’alta Val de San Vito lungo una panoramica traccia che anticipa passo dopo passo la veduta del gruppo del Sorapis sopra il Fond de Ruseco. Si tralascia a destra la deviazione del 247 per il sentiero Minazio e la discesa a Somadida proseguendo a sinistra ora su pendenza più sensibile su terreno ghiaioso e fastidioso. Si abbandona questo ambiente per risalire le fasce rocciose a destra seguendo i bolli e gli ometti ed alzandosi sin quasi sotto la rupe rocciosa dove sorge il vicino biv. Slataper ormai ai piedi dell’ampio Fond de Ruseco (ca. 2450 m – 1.00’).
Senza proseguire verso il bivacco si seguono i bolli a destra che traversano il breve pianoro tra alcuni grossi roccioni isolati - al di sotto di una area franosa con grossi massi - e ci si inerpica lungo il ghiaione del Fond de Ruseco. Ora senza riferimenti data la natura del terreno ma potendo incrociare una delle varie tracce che lo risalgono e che sono ben visibili dal basso. La risalita del vasto catino di ghiaie non è molto lunga ma decisamente fastidiosa ed a tratti sfiancante imponendo una risalita tranquilla e cadenzata. Si deve mirare ad una fascia rocciosa poco alta, solitamente tra due conoidi nevosi anche a stagione inoltrata, la cui bollatura iniziale risulta comunque ben visibile da lontano e segnala l’attacco della via normale comune alle cime soprastanti (2750 m – 0.30’).
Si risale su roccette ormai levigate sopra i bolli (5 m II - grossa fettuccia poco sopra) quindi con un breve traversino anche su ghiaie a destra ed ancora a sinistra sin sotto la parete. Qualche piccolo saltino di roccette e qui inizia la cengia inferiore che in leggera salita aggira due spigoli su buona esposizione (I esposto – ch. intermedio), su tratti che possono essere ricoperti di ghiaino traversando verso O senza interruzioni. Si tralascia un primo canale a destra e si perviene all’imbocco del successivo (I – freccia imbocco canale). Il canale si sviluppa nella parte bassa su buona roccia che si risale senza difficoltà (20 m II-) per diventare uno stretto e scuro camino interrotto da un masso incastrato poco sopra due ballatoi. Si supera il masso in opposizione sfruttando un utile appoggio sotto lo stesso ed una svasatura sulla destra sormontando oltre su un terrazzino di sassi e ghiaie (3 m III - eventuale cordino presente). Si superano altre due strozzature su facili massi scalinati uscendo sopra il camino nei pressi di un ancoraggio per assicurazione e calata (5 m – I+ 2 ch. e maglia rapida sopra il camino). Dal terrazzo si risalgono le rocce retrostanti (5 m II) ed in breve a sinistra montando sulla larga cengia che in modesta pendenza si dirige ad O verso la Croda Marcora. Dopo una cinquantina di metri, oltre un primo canalone poco invitante, dopo un’evidente traccia umida di rigagnolo d’acqua e nei pressi di due ometti si apre a destra un pendio di rocce più appoggiate e qualche lieve traccia di passaggio (2920 m – 0.30’).
Questa scorciatoia alla lunga cengia mediana è stata la linea di discesa intrapresa dai primi salitori del Sorapis i quali, saliti da nord e valicato nei pressi della Fopa de Matìa, hanno raggiunto Ponta Sorapis per scendere infine alla cengia bassa lungo il percorso di salita qui descritto. Tale variante consente di tagliare il lungo giro che la cengia compie dapprima dirigendosi verso la base della Croda Marcora quindi rientrando a destra per puntare alla base del Sorapis. Senza eccessive difficoltà seppure richieda una progressione a vista mancando ogni riferimento se non il giaron di ghiaie a sinistra ed un alto torrione giallastro a destra. 
Imboccato il facile canale si inizia a risalire facili roccette (I / I+) tendendo appena verso destra e seguendo le dorsali più solide lasciando i canalini di ghiaie ai lati. Nella parte mediana ci si sposta per poco ancora a destra sempre a vista rimanendo essenzialmente su una corposa dorsale di roccette delimitata ad entrambi i lati da due canalini di sfasciumi. Come riferimento generale si rimane sulla direttrice verso la soprastante e ben visibile cengia mediana (I+ / II-) lasciando appena a sinistra il largo giaron di ghiaie e ben più distante a destra un alto torrione giallastro ed anteponendogli la fascia rocciosa più ripida che lo anticipa a destra. Si chiude questa scorciatoia diretta presso la terminale della soprastante cengia mediana segnalata da evidenti bolli rossi sotto una rampa inclinata (3075 m – 0.30’).
Si risale la larga rampa inclinata con ghiaino ed aggirato uno spigolo si risale a sinistra una dorsale rocciosa ben appigliata che si risolve poco sopra (I+). Un traverso a destra ci si alza oltre una costola, si taglia uno stretto canalino di sfasciumi rimontando le roccette opposte (I+). Si risale un breve canale e poi oltre un intaglio entrando in un circo di roccette e ghiaie che si risale interamente sulla destra a riprendere la traccia poco sopra oppure – più agevole - dalla parte mediana seguendo i bolli a sinistra per rientrare a destra (I+ friabile). Segue una breve cengia ad aggirare uno spigolo con grosso ometto quindi direttamente un aperto pendio di roccette seguito da comoda cengia a destra portandosi sotto la parte finale. La cima principale è quella a destra appena sopra un caratteristico anfiteatro.
Sotto la parete a sinistra si risale un pendio solido ed appoggiato sin sopra un terrazzino dal quale su un intaglio sotto uno sperone roccioso. Si monta sullo spigolo e lo si aggira a destra entrando in uno stretto camino (I+) risalendolo inizialmente sulle rocce quindi in spaccata sui passi finali (4 m II) uscendone a destra – esposto - su breve e facile cengia di ghiaie. La successiva paretina è su buona roccia, a seguire un successivo pendio detritico scalinato (I), un’altra svolta a sinistra ed un’ultima risalita sulle rocce finali alla vicina cima (I+) verso la croce e con cautela sulla sommità della Ponta Sorapis (3205 m - 0.30’).
Dalla cima si ripercorre il medesimo percorso di salita. Gli eccessivi ed invadenti bolli sono molto meno individuabili pertanto affidarsi alle tracce ed agli ometti con l’accortezza di non uscire dalla via in qualche caso dove alcuni canalini se ne dipartono. Ci si riporta, oltre la rampa, sulla cengia mediana che si percorre in leggera discesa senza particolari difficoltà. Ripresa la cengia, come pure dalla vetta del Sorapis, è bene memorizzare il secondo canale sotto il nevaio della Croda Marcora, oltre il quale è più agevole l’approccio alla fascia rocciosa essendo entrambi franosi ed instabili. Ci si sposta in direzione O assecondando la cengia, si passa un primo largo e poco invitante canale, si prosegue qualche metro oltre il secondo individuando alcuni ometti in alto sopra la fascia di rocce (3045 – 0.40’) – qualche metro più avanti
corposa cascatella se ancora presente il soprastante nevaio sotto la cima della Croda Marcora. 
Accesso a Croda Marcora e Fopa de Matìa - Si risale il facile pendio senza via obbligata peraltro ben segnalato da ometti (I). Si monta in breve sul catino del nevaio che può anche essere attraversato direttamente a seconda del manto nevoso. Preferibile e più comodo aggirarlo a destra - tracce e qualche ometto - e salire su pendenze più tranquille verso la vicina cresta. La si raggiunge e si prosegue a sinistra di poco sotto il filo seguendo la chiara traccia sulle ghiaie e su facile cengia, si passa accanto uno spaventoso camino precipitante sul versante O – come tutto il percorso finale - e sin sotto le ultime svolte che concludono sulla cima della Croda Marcora (3154 m - 0.20’).
Si ripercorre il tratto di cresta terminale sino alla sottostante forc. Pian della Fopa (3115 m) proseguendo in quota seguendo gli ometti che guidano verso la vicina sommità. Una prima esigua cengia di poco sotto il filo di cresta conduce ad un forcellino, si risalgono le roccette opposte su corto pendio appoggiato (I), qualche passo in falsopiano ed un ultimo pendio sulla dorsale (I) sin sopra la cresta sommitale che si sviluppa sul panoramico pianoro della cima principale della Fopa de Matìa (3155 m - 0.15’). A ritroso sino alla forcellina da cui si è deviato per la cima quindi sulle ghiaie di salita aggirando il nevaio guidati dagli ometti che ne punteggiano la base. Si scendono le roccette seguendo i migliori passi guidati da tracce e ometti sino a calare definitivamente alla cengia mediana (3045 m - 0.20’).
Si percorre ora la cengia verso O senza difficoltà portandosi, in discesa, fin sotto la linea di vetta della Croda Marcora. Dove la cengia si esaurisce si svolta a sinistra scendendo un pendio di roccette e sfasciumi (30 m - I detritico e delicato) e si riprende sotto la cengia che ora guida a sinistra inizialmente su pendenze più accentuate per scemare più sotto nei pressi della deviazione percorsa in salita per il Sorapis. Ci si porta sopra il camino discendendone le rocce soprastanti (II) e si attrezza la calata in doppia che, con una corda da 30 metri, deposita sul secondo terrazzino sotto il masso incastrato. Si discende la parte terminale del camino sulle solide rocce (II) da cui a sinistra sulla cengia bassa, ora più delicato ed esposto in parziale discesa. Fin sopra il salto iniziale da cui si traversa leggermente a destra (larga fettuccia per eventuale calata) e sulle terminali rocce levigate (II – delicato) all’attacco sopra il ghiaione (2750 m – 0.40’).

Si discende il ghiaione su linee dirette che, almeno nella prima parte, consentono una veloce e divertente discesa. La parte sottostante si svolge su sassi e fondo meno stabile puntando verso il largo pianoro coi grossi massi isolati. In falsopiano verso le fasce di rocce punteggiate da ometti e bolli. Sulle prime ripide svolte ci si abbassa sensibilmente per riprendere il lungo e panoramico tratto in falsopiano che riporta a forc. Grande che si raggiunge dopo una contenuta e diluita breve risalita (2255 m – 0.50’).
Dalla forcella in discesa sul pendio opposto sin dentro il canalone che guida sin sopra il bel pianoro verde dove sorge il rif. San Marco (1823 m – 0.30’). Dal rifugio in breve al sottostante e vicino rif. Scotter (1580 m – 0.20’) da cui come programmato in discesa a San Vito.

Percorso mirabile e ampiamente ripagante. La possibilità di salire le due cime principali è una corposa occasione anche per svagare da una zona all’altra del gruppo. La facoltativa cima del Fopa de Matìa magari non è all’altezza delle precedenti ma non richiede niente più che una ventina di minuti in più e qualche passo accorto nel suo approccio finale. La via normale risulta comunque eccessivamente bollata anche nei punti dove la progressione è quasi obbligata considerando pure la presenza di molti ometti.
Attenzione alla risalita intermedia verso la cengia mediana, non ci sono segnalazioni ma solo alcuni isolati ometti. Evitare assolutamente il riferimento diretto al grande torrione giallastro come riportato in qualche relazione ma puntare alla evidente e bollata cengia mediana soprastante. La scorciatoia, nel caso si decida di salire la sola Ponta Sorapis, è sconsigliata in discesa per la mancanza di riferimenti e nel caso non se ne conosca bene la percorrenza.
Le nuove croci sulle due vette principali sono corredate da fiammanti contenitori per il libro di vetta.
L’impegno fisico, soprattutto partendo dal rif. San Marco (come da dislivello indicato), l’approccio tecnico per Ponta Sorapis e l’altitudine richiedono una ottima preparazione ed in particolare da affrontare solo con tempo stabile.
Volendo accorciare l’ascesa è possibile pernottare al biv. Slataper (2600 m – solo tre brande disponibili – come pure bivaccare a forc. Grande oppure sotto il Fond de Ruseco, entrambi in ambiente stupendo, accorciando sensibilmente in questo modo il dislivello di salita per il giorno successivo.
Accesso al rif. Scotter: nell’a.r. l’impianto di risalita risulta ancora chiuso per il periodo estivo. Oltre alla faticosa e noiosa risalita a piedi è possibile usufruire del servizio navetta da malga Sunbar, qualche centinaio di metri prima dell’area impianto.

Dal rif. San Marco: 227 AV4 AV5 ad E per forc. Piccola/rif. Galassi/Val d’Oten
Da forc. Grande: 226 AV4 AV5 a NE per s.a. Minazio/Val de San Vito/Cengia del Doge/Somadida
Dal bivio successivo: 247 ad E per s.a. Minazio/Val de San Vito
Da biv. Slataper: 241 /242 AV3 a NO per s.a. Berti/Val Boite/Faloria/rif. Vandelli

2018
Dario, Enrico, Gigi, LucaD, LucaA, Sergio, Giada, Cristian, Michelin, Mattia e Michele
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