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relazioni

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Alpi - Giulie
Alta Via Resiana - Monte Canin
2587 m
Val Resiana – casera Coot 1810 m
1300 m
6/7 h
PD+ / I pp. II
►►►►►
biv. Costantini CAI Manzano 1690 m – biv. Marussich 2040 m - rif. Gilberti 1850 m

Impressionante tracciato che risale la lunga ed articolata cresta meridionale del Canin. Il percorso descritto è la parte centrale, il cuore dell’Alta Via dove le vedute regalano panorami immensi e si concentrano le difficoltà tecniche. Dal Canin il tracciato nella sua interezza prosegue verso ovest al Picco di Carnizza ed oltre al Monte Sart per rientrare in Val Resiana.

Da Stolvizza in Val Resiana si prosegue su stradina stretta ed a tratti ripida per Coritis e ben oltre sino allo spiazzo poco sotto la casera dove si parcheggia (1150 m). Si prosegue sulla rotabile fin sopra la verde ed aperta radura dove sorge la panoramica cas. Coot (1190 m – 0.15’).
Dietro la casera ci si alza alle tabelle seguendo quindi il segnavia 642 per casera Canin. Il piacevole sentiero in falsopiano traversa la fascia boscosa e giunge al crocevia di Berdo di Sopra (1281 m – 0.15’).
Si lascia il 731 e si sale a destra dietro gli edifici su percorso più ripido ma costante inizialmente diretto a risalire una dorsale a destra di un largo canale di rocce e sfasciumi. Più sopra la traccia percorre una lunga serie di svolte ben disegnate ad entrare ed uscire ripetutamente nella vegetazione puntando all’evidente torrione soprastante sotto il quale è sempre ben visibile l’edificio rosso del bivacco. Con gli ultimi tornantini ci si sposta leggermente a destra per riprendere il segnavia che arriva dal monte Guarda e proseguendo a sinistra si traversa brevemente su fondo sassoso sino al biv. Costantini/CAI Manzano sotto il torrione Mulaz (1690 m – 0.50’). Il pernotto in bivacco regala il tramonto verso O ed offre un ottimo punto di partenza per la lunga traversata del giorno dopo

A fianco del bivacco una tabella guida la risalita che affianca la base del torrione e con ripidità su passi scalinati si addentra nel largo vallone. Lo si risale sul lato destro per traversare più sopra due fasce rocciose con placche e ghiaino. Ci si sposta al centro del largo canale che ora si restringe per spostarsi nuovamente verso la parete a destra sul verde
pendio. Lo si risale spostandosi ancora verso il centro tagliando fasce di rocce bianche verso sinistra e con l’ultimo traverso si sormonta la larga e panoramica forc. Infrababa Grande (2038 m – 0.50’). A destra la vicina cima del Baba Grande che è facilmente raggiungibile con una contenuta digressione (2160 m – 0.40’).
Non ci sono indicazioni e tanto meno segni per il prosieguo dalla forcella se non, come unico riferimento a sinistra, una prima altura su cui puntare ed una targa su una placca di roccia lungo la direttrice, peraltro non facilmente individuabile dal valico. Sul verde tra le rocce si risale il pendio sui passi più comodi e ci si porta nei pressi della targa commemorativa. Da questo punto gli originali ormai sbiaditi triangoli rossi accompagnano il tracciato senza essere mai invasivi od eccessivi. Si monta in breve sull’altura con facilità ed a seguire qualche passo sul versante E appena appigliato a raggiungere l’ampia e comoda cresta che comodamente si dirige, tra i massi sommitali, verso la base del Monte Slebe.
Si abbandona la cresta per calare lungo una breve rampa a sinistra per traversare su zolle e ghiaie portandosi sotto una appigliata paretina per qualche metro (I – esposto). Risalitala leggermente a destra ed ancora a sinistra ad aggirare un costone roccioso e rimontare sulla larga cresta. Ancora qualche passo in discesa sul versante O per rimontare
successivamente sui blocchi sommitali del Monte Slebe (2337 m - 1.10’).
Si lascia la cima per calare nuovamente sul lato occidentale seguendo le brevi ed uniche attrezzature presenti nel percorso (30 m – esposto) sin nei pressi di una frastagliata selletta. Si risale il pendio opposto su buone roccette (I/pp. II) rimontando la dorsale tra grossi massi giungendo sulla cima del Monte Lasca Plagna (2448 m – 0.30’).
Si percorre un panoramico tratto inizialmente in falsopiano sulla larga cresta per seguire qualche passo in facile discesa e la corta risalita del colle successivo. Un altro breve tratto in piano seguito da facile discesa tra i massi ed a risalire infine il pendio appoggiato che porta in breve sul Cerni Vogu (2422 m – 0.30’).
Inizia ora il tratto più spettacolare ed impegnativo prevalentemente in discesa rotta da brevi traversi e risalite in esposizione. La discesa dal Cerni Vogu è considerata il punto chiave dell’AV Resiana. Si discende dalla cima per poco sul versante O disarrampicando una paretina frastagliata (20 m – I+) e calando sul filo ora stretto e sopra una spaccatura. Senza continuare sul terrazzino, ancora a sinistra della cresta a scendere il traverso su rocce e ghiaie ed una rampetta diagonale (II- esposto). In piano sulle piatte lastre bianche e ci si rivolge sul versante E scendendo una paretina fessurata su roccia solida (20 m – I+ esposto). Nuovamente sul filo macchiato di verde, un breve su cengia esposta ed ancora sulla cresta qui ridotta e con spaccature. Qualche facile salto sulla solida roccia e brevi cenge erbose allontanandosi di qualche metro dalla cresta per riprenderla nel punto più basso che si raggiunge calando una bella paretina (15 m - I) seguita da uno stretto intaglio ed il successivo terrazzino verde presso il Porton Sotto Canin (2345 m – 0.30’).
Si prosegue risalendo sensibilmente sul versante E su stretta cengia con ghiaie e zolle erbose aggirando alcuni spuntoni in buona esposizione (I – pp. II). Il tratto più esposto, non particolarmente lungo, si risolve con un passaggio sul versante opposto al quale segue una divertente risalita su buona roccia (I) a rimontare la cresta ora sempre più ampia e nel
prosieguo dal carattere di larga dorsale ormai a ridosso del ben visibile versante S del Canin Basso. Si giunge nei pressi del Pod Kaninom (2429 m), altura intermedia poco determinata, dove giungono le tracce della vecchia Via Resiana che arriva dalla sottostante cas. Canin. Si prosegue essenzialmente sul filo in costante salita senza alcuna difficoltà per spostarsi nella parte alta verso sinistra e risalire ripide rampe nell’incedere sempre più ghiaiose. Si preferiscono le facili roccette a sinistra potendo evitare le lingue instabili e fastidiose quantomeno dove la progressione si faccia preferire sulle più solide fasce. Un tratto intermedio presenta rovinosi sassi instabili, pure se ci si aiuta a ridosso della paretina rocciosa a destra, puntando verso alcune macchie rossastre a destra dei grossi blocchi sommitali. Sulle ultime rampe verso destra ad aggirare i blocchi e lungo il terminale pendio verso la martoriata croce di vetta del Canin Basso (2571 - 0.30’).
Oltre la cima in breve e comoda discesa in cresta per rimontare una anonima cima intermedia da cui, dopo l’ultima contenuta discesa, sulla cresta terminale sino alla vetta del Monte Canin (2587 m – 0.10’).
I vasti ed immensi panorami ripagano ancora una volta della fatica senza togliere comunque nulla alla percorrenza dell’alta via.

Opzione discesa per ferrata Julia - Dalla cima ci percorre la dorsale E per pochi minuti sin dove sboccano le ultime attrezzature della ferrata Julia. Ci si cala sulle funi lungo il tracciato attrezzato e recentemente ottimamente ristrutturato. Questo presenta successioni discretamente verticali lungo paretine e canali dove i fittoni sono sempre ben distanziati. Oltre la prima metà, ben scalinata, una verticale e liscia paretina presenta anche una breve serie di staffe ed a seguire una breve cengia ghiaiosa. Una spalla di ghiaie scema la pendenza per riprenderla su un tratto facile punteggiato dai muschi. Il tratto terminale, oltre che discretamente verticale, discende una serie di placche levigate. Le prime ancora con discreti
appoggi mentre, dopo un traverso più appoggiato, gli ultimi metri più difficili dove anche l’aderenza trova difficoltà. Si perviene sul limite superiore dell’ormai ridotto ghiacciaio del Canin dove, a seconda della stagione, si può presentare un esteso oppure alquanto ridotto innevamento (2450 m – 0.50’).
Si tagliano le lingue nevose e, se scoperte, le ghiaie basali verso NE seguendo i bolli e le tracce sino ai terminali pendii nevosi. In costante seppur mai ripida discesa si superano i blocchi rocciosi traversando una zona post glaciale per ricollegarsi più sotto con il segnavia 632 proveniente dal biv. Marussich e che attraversa l’area speleologica del Foran del Muss. Si prosegue ora su vecchio sentiero d’arroccamento militare con belle visioni nel suo sviluppo in falsopiano sino alla non lontana Sella Bila Pec (2005 m – 0.50’).
Con breve discesa si cala infine al vicino rif. Gilberti (1850 m – 0.15’) da cui anche con gli impianti sino a Sella Nevea (1120 m).

La più famosa alta via friulana, da sempre considerata un must dell'escursionismo d'alto livello ai confini con l'alpinismo. Condizione imprescindibile per percorrerla è un meteo assolutamente stabile. Il Canin, per sua conformazione, richiama nebbie e fulmini con facilità e va considerata anche l'assoluta mancanza d'acqua sul percorso. Il tutto ripagato dalla
posizione centrale tra le Giulie Occidentali (italiane) e Orientali (slovene) con relativi panorami che in condizioni ottimali toccano le Dolomiti ed il mare Adriatico.

Dal biv. Costantini: 731 a S per Monte Guarda/Monte Plagne
Da forc. Infrababa Grande: a SE per Njivica/Slovenia
Dal Lasca Plagna: ad E discesa per Kaninski Podi/rif. Petra Skalarja/Slovenia
Dal Pod Kaninom: ad O tracce discesa per cas. Canin
Dal Canin: a S per Kaninski Podi/rif. Petra Skalarja/Slovenia – a NO per Alta Via Resiana Picco di Carnizza/biv. Marussich/Monte Sart/Val Resia/Val Raccolana/Sella Nevea – ad E per Monte Forato/Sella Prevala/rif. Gilberti/rif. Petra Skalarja/Slovenia

2016
Maurizio, Mauro e Michele
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