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relazioni

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Alpi - Carnia
Terza Piccola v.n.
2334 m
Sappada-Lerpa 1160 m
1200 m
5 h
F+ / I p. II+
►►►►
nessuno

Giro ad anello con salita alla Terza Piccola lungo la breve e divertente via normale. Attenzione per il terreno detritico sulla prima parte della salita e la parziale esposizione sulla breve lama sopra il masso incastrato.

Da Santo Stefano di Cadore, oltre Campolongo, sino alle porte di Sappada dove in loc. Lerpa si devia a destra e si scende verso il Piave dove si parcheggia presso ampi spiazzi (1160 m).

Presso il parcheggio si prosegue sulla rotabile chiusa al traffico ora segnavia 313 a superare il Piave – tabelle dei sentieri. Si lascia la forestale a destra in leggera salita nel bosco su breve scorciatoia che poco sopra la reincrocia e che si segue in tranquilla pendenza sino al primo bivio. A destra a proseguire su sterrata a raggiungere il bivio per la Val Eichenkofel ora su segnavia 311 (1541 m – 0.30’).
La forestale aumenta leggermente in pendenza esaurendosi presso cap. Lesen a proseguire su bel sentiero sotto costa a tratti panoramico. Si risale con alcune svolte nel bosco ad aggirare la propaggine orientale del gruppo della Terza Piccola ed affacciarsi, dopo una cengia sotto una rupe, sopra il largo canale della Val Eichenkofel. Si traversa in falsopiano verso il centro del vallone ed all’altezza di un canalino tra mughi e sterpi si devia a sinistra risalendone il fondo sui sassi guidati dai segnavia. Ci si alza con linea diretta abbandonando pian piano la vegetazione e preferendo, a tratti, la traccia più comoda sulle zolle a sinistra della lingua detritica. Ci si addentra nel bellissimo circo tra i colori dei ripidi pendii ed i frastagliati profili delle cime minori ad E discostandosi leggermente dal centro nella parte alta dove ci si sposta sensibilmente sul lato sinistro. Su zolle e scalinamenti ci si dirige verso il valico centrale più ampio e lungo le ultime svolte si risale da sinistra a destra verso l’ampia sella della forc. Terza Piccola (2188 m – 1.40’).
Si ignorano le tracce ad E, in particolar modo quelle che anticipano la forcella in leggera discesa a destra verso alcuni canalini detritici e solo apparentemente invitanti. Dal valico ci si alza subito tra i mughi ad O restando sul crinale ed oltre la macchia verde si intravvede un primo sbiadito bollo rosso che invita a sinistra dello spigolo roccioso. Aggirato quest’ultimo uno stretto canalino detritico invita alla logica risalita su buona traccia comunque ricoperta di detriti. Ci si districa lungo il canalino o appena a sinistra comunque a ridosso della parete a destra (pp. I). Si valica un forcellino ed oltre questo su roccia migliore si risale un successivo marcato ed incassato canalino e brevi tratti di facile cengia. Sui passi più solidi e pendenze non eccessive si risale la parte alta del canale che si allarga e, alla biforcazione, ci si porta a sinistra sin sotto un grosso masso incastrato (I). La ripida paretina alla sinistra del masso è superabile direttamente (5 m - II+) - anche con l’ausilio di uno spezzone di corda in loco del quale sarebbe opportuno testarne la tenuta. Preferibile e più divertente portarsi sotto il masso incastrato (4 m – I+) senza particolare esposizione e superarlo con divertente movimento a sinistra (3 m – II+) e montare sul comodo forcellino soprastante, precipitante sul versante N. Ora a sinistra su roccette, una breve rampetta ed una appigliata paretina a raggiungere una lama con buoni appoggi su qualche detrito e lungo la cruna appoggiata la si percorre con facilità in parziale esposizione e roccia discretamente consistente (20 m esposto – I).
La lama termina a ridosso di una pala erbosa che si supera con alcune svolte tendendo a sinistra, inizialmente su traccia esigua e qualche ometto come riferimento. Poco sopra la traccia riprende più evidente e conduce sull’aerea ma facile cresta sommitale e guida sino alla croce in legno ed al libro di vetta della Terza Piccola (2334 m – 0.30’).
Salita dal versante O - Per chi Intendesse salire alla cima seguendo la via normale da O, in mancanza di indicazioni nella parte bassa, è opportuno scendere verso la Val Frison fino al secondo tornante della forestale dove si lascia la strada in direzione NO. Dopo una cinquantina di metri si rinviene una traccia, la si segue verso sinistra e si oltrepassa il bivacco. Un centinaio di metri dopo, giunti all'altezza di un ruscello e senza attraversarlo, si sale a destra lungo una apertura nel bosco puntando poi al canale erboso ben visibile qualche centinaio di metri di dislivello più sopra, che dal basso sembra restringersi senza avere sbocco. Si entra nel canale e poi si seguono a ritroso le indicazioni per la discesa dove i bolli rossi sono sempre ben visibili.

Discesa versante O - Un’evidente traccia con sbiaditi bolli scende verso O proseguendo dalla cima e rappresenta un’alternativa più facile per la discesa. Si scende seguendo i bolli rossi inizialmente tra macchie di verdi. Quando la cresta si restringe si resta sul filo e ci si abbassa su roccette un pò sporche ma ben gradinate (I) puntando alle terrazze erbose visibili più in basso. Raggiunti nuovamente i verdi si divalla con percorso logico ed intuitivo, sempre aiutati dai segnavia. Ci si sposta poi verso destra con un breve traverso per entrare in un canale di roccia abbastanza buona da seguire in discesa (pp. I). Al termine si esce ancora sulla destra seguendo un ulteriore traverso un pò esposto - in loco qualche anello per eventuale assicurazione. Si entra ora in un canale superficiale, appena più friabile del precedente, con il quale
ci si addentra nella mugaia. Terminate rocce e ghiaie – ca. 2000 m - la traccia si fa ampia in seguito ai vari tagli di mughi, per poi entrare in un ultimo canale invisibile sia dall'alto che dal basso perché incassato tra due pareti verticali. Si scende facilmente prima su terra e poi su erba e roccette, finché si raggiunge la base delle pareti. Si contorna la parete di sinistra orografica per poche decine di metri e poi, quando la traccia si fa evanescente e spariscono i segnavia, si scende in direzione della massima pendenza seguendo un’apertura nel bosco e riprendendo una debole traccia che porta nei prati a NO del passo della Digola.
Appena usciti dal bosco, quando si incrocia un piccolo ruscello sulla destra, la traccia si divide. A sinistra si passa per uno spartano bivacco e si raggiunge in pochi minuti il passo della Digola (1674 m – 1.20').
Proseguendo invece a destra si attraversa il ruscello e più avanti ci si ricongiunge con la forestale che scende dal passo e conduce in Val Frison.
Discesa versante E - Si ridiscende a ritroso lungo la via di salita con cautela sulla pala erbosa dove la traccia sembra perdersi – riferimento coi pochi ometti. Si scende lungo la lama e ci si cala sul forcellino che anticipa il masso incastrato. Dentro il foro e lungo il canale di salita con attenzione ai tratti più detritici e scivolosi dove è facile smuovere sassi. In breve ci si riporta sul canalino iniziale e si scende alla sottostante forc. Terza Piccola (2188 m – 0.20’).
Dalla forcella nuovamente su segnavia 311 si scende sulla traccia a destra che, lasciati subito i primi mughi devia a sinistra lungo un ripido ma scalinato pendio verde poco a destra del largo e rovinoso canalone detritico. Lo si accosta e lo si traversa su ghiaie e detriti discendendolo sul lato sinistro per un tratto più scivoloso sin più sotto a riprendere un sentiero a mezza costa più appoggiato. Se ne ignora la prosecuzione in piano e si devia a destra su lunghe svolte più ripide ma solide tra i mughi e la vegetazione che riprende sensibilmente. Si entra nel bosco e su piacevole discesa ci si abbassa decisamente seguendo gli essenziali segnavia sugli alberi ed in breve ci si porta su prati al sottostante ed aperto passo della Digola (1674 m – 0.30’).
Dal passo della Digola - A sinistra su forestale in contenuta discesa sul 313 si accosta una bella radura con baita sino al successivo bivio di cas. Temer di Dentro (1650 m). Da questo a sinistra ancora lungamente ma piacevolmente sul 313 sino al bivio lasciato in salita (1541 m – 0.50’).
Sulla stradina bianca a ritroso sugli stessi passi al bivio successivo quindi, traversato il ponte sul Piave, al vicino parcheggio (1160 m – 0.15’).

L’anello ideale per il giro completo è consigliato con salita dal versante E, più tecnica, e discesa sul versante O. In questo caso si evita la discesa dalla forc. Terza Piccola che nella parte alta è ripida e su traccia detritica.
Bellissimo l’anfiteatro di cime, torrioni e guglie nella parte E dell’alta Val Eichenkofel come pure piacevole la risalita e la
discesa dentro il bosco della Digola.
Dalla forc. Terza Piccola, evitare assolutamente la traccia che scende rasentando le pareti a destra in quanto porta a canali secondari rovinosi e scivolosi. Tenersi quindi sul crinale tra i mughi e portarsi sotto il vicino spigolo dove un vecchio bollo rosso anticipa l’inizio della via normale appena a sinistra. La salita non presenta particolari problemi ma il terreno è a tratti su detriti e la roccia non sempre solida soprattutto nella prima parte. Verso il masso incastrato la roccia è migliore come pure il suo superamento seppur richieda qualche passo in arrampicata. Lo spezzone di corda a fianco del masso sembra alquanto datato e risulta preferibile la soluzione sotto il masso.
La lama soprastante è discretamente esposta ma poco ripida e su roccia discreta. Oltre la lama sulla breve pala erbosa è utile porsi qualche riferimento da riprendere in discesa dove, in caso di scarsa visibilità, ci si può confondere dato che la traccia sembra perdersi nel verde.

Dal passo della Digola: 313 a NO per Campolongo – 312 ad O per Val Frison/baita Pian degli Usei/Campolongo – 310 a S per Terza Media v.n./biv. Marta Franco/Val Frison/rif. Volontari Alpini Feltre Cadore

2017
Giada, Mattia, Fabrizio, Dario, Paolo, Enrico e Michele
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