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relazioni

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Alpi - Giulie
Jalovec
2643 m
Ratece – Val Planica 950 m
1700 m
9 h
F+ / pp. I+
►►►►
rif. Planinski dom Tamar 1108 m – biv. pod Kotovim Sedlom 1965 m – rif. Zavetisce Spickom 2064 m

“...i miei sguardi si fissarono come stregati sul Jalouz: due creste taglienti e selvagge, che in uno slancio vertiginoso, sopra muraglioni tremendi, s'univano nel cielo a formare un cono ardito e acuminato" (Kugy J., 1967).

Da Gemona in autostrada o lungo la SS13 fino a Tarvisio. Ci si ferma a Ratece e si imbocca la strada per la Val Planica, detta anche Valle di Tamar. Nei pressi del famoso trampolino di salto si trovano il rif. Dom V Planici (934 m) ed un ampio parcheggio a pagamento. Poco oltre anche alcuni posteggi gratuiti (950 m).

Mantenendo la sinistra ad un primo bivio, dal parcheggio ci si muove in falsopiano per qualche chilometro fino al rif. Tamar (1108 m – 0.45').
Dietro il rifugio partono due sentieri e la segnaletica invita a prendere quello di destra entrando così in un fitto bosco di abeti. Rimanendo a sinistra al successivo bivio si guadagna quota sempre più velocemente e si oltrepassa il bosco per arrivare alla base del circolo detritico Mali Knot. La direzione da seguire è logica ma i bolli rossi e gli ometti permettono di
superare al meglio ripide e faticose ghiaie fino ad un bivio ben segnalato da cartelli (1560 m – 1.00'). A destra si perverrebbe al futuristico biv. Kotovo Sedlo (1965 m) seguendo ghiaie ancor più ripide ed un cengione erboso visibile sollevando lo sguardo ad O.
Si prosegue invece dritto per il ghiaione, puntando sempre alla base dell'imponente parete N dello Jalovec. Dove il percorso si fa più stretto ci si mantiene a destra evitando così una lingua di neve che resiste sul lato sinistro. Raggiunta la parete N si rinvengono una scultura di ferro ed in alto delle targhe commemorative. Qui si trova un bivio strategico (2015
m). Per guadagnare la forc. Jalovska Skrbina dapprima si lambisce la parete NE salendo una ventina di metri e poi ci si porta sul margine orientale dell'impressionante canalone Ozebnik. Con un breve saliscendi si supera uno sperone roccioso che ingombra il fondo del canalone e ci si imbatte in un ripido nevaio quasi sempre presente. Lo si attraversa e si supera una breve placca appoggiata aiutandosi con i caratteristici pioli alla slovena. Successivamente le funi metalliche guidano per una cengia e delle rocce articolate fino alla forc. Jalovska (2126 m – 1.15'). Apertura sulla Val Trenta e visuale notevole sulle Giulie slovene come il Triglav e il Razor.
Con l'obiettivo di aggirare a SE la vicina piramide della Golicica, dalla forcella ci si abbassa per una cinquantina di metri e, con un breve traverso su ghiaie, si intercetta un gradino bollato sopra cui si sviluppa una cengia. Dopo qualche decina di metri, osservando la segnaletica, si girano le spalle alla florida Val Trenta per affrontare una parete esposta di circa cento metri caratterizzata da una certa continuità su roccette attrezzate con soli pioli privi di cavo. Al termine della parete si sale per ripide ghiaie fino ad incrociare l'apice del canalone Ozebnik dove una scritta rossa su di un masso ne sconsiglia la percorrenza. Si perviene ad una piccola forcella (2327 m) che si scavalca e si scende di qualche metro fino ad incrociare il
sentiero della via normale che proviene dal sottostante biv. Zavetisce (2064 m) e che si inerpica sul versante orientale del Veliki Ozebnik. Seguendo ora gli ometti ora i bolli si superano brevi canalini e rocce che richiedono un'arrampicata elementare salvo che per un passaggio un po' più ostico (I+). Si perviene all'inizio di una cresta oltre la quale è ben visibile la Val Coritenza. La cresta si sviluppa verso N e si presenta lunga, articolata ed a tratti molto esposta. Questa sembra condurre direttamente sulla sommità ma porta invece ad una cengia con vista sul vicino Mangart. Una serie di rampe dal fondo detritico interseca il sentiero che sale da NO e in breve si arriva in cima allo Jalovec (2643 m – 2.45‘ – ometto e libro di vetta). Panorama di rara bellezza sulle principali Alpi Giulie italiane e slovene e spaziale dai ghiacciai degli Alti Tauri alle coste dell'Adriatico.

Si scende per qualche decina di metri lungo la stessa via di salita fino all'ultimo bivio. Si piega dunque verso O e poi giù in un labirinto di cenge e canalini attrezzati talvolta con soli pioli, altrimenti con nuovi e solidi cavi. La parte terminale della ferrata è costituita da due franosi canali, il primo verso N ed il secondo sul versante opposto, dove ci si serve di attrezzature più datate. La dorsale O dello Jalovec finisce su un terrazzo erboso che rappresenta il culmine di un pascolo lungo cui si scende in direzione della verticale parete S dello Spika V Planji fino alla forc. Kotovo Sedlo (2138 m – 2.00').
Anzichè raggiungere il vicino bivacco si taglia per ripide ma morbide ghiaie lungo il sentiero che riporta sotto la parete N dello Jalovec, in corrispondenza del bivio strategico di quota 2015 m. A questo punto si ritrova lo stesso sentiero percorso in salita per rientrare al rif. Tamar ed infine al parcheggio (950 m – 2.00').

Per non pagare il costoso pedaggio di confine con la Slovenia, da Tarvisio è conveniente seguire la strada interstatale in direzione di Kranjska Gora.
La traversata, così compiuta da NE a NO, permette di affrontare all'andata i tratti più difficili e pericolosi del percorso. In questo modo si affrontano le maggiori insidie con minore stanchezza fisica e mentale. Il nevaio che si trova alla base del canalone Ozebnik può richiedere l'uso di ramponi e piccozza. Se non si dispone di mezzi o capacità per superare il nevaio la salita allo Jalovec non è da considerarsi compromessa. Infatti è possibile ritornare al bivio strategico di quota 2015 m e risalire le ripide ghiaie fino alla forc. Kotovo Sedlo. Da qui alla cima per la via ferrata lungo il versante NO. Diversamente, se la traversata venisse compiuta in senso antiorario, il mancato superamento del nevaio in fase di discesa precluderebbe il rientro per la Val Planica.
Le attrezzature che si trovano nella parte inferiore della ferrata a NO sono più vecchie delle altre e presentano tratti con il cavo piuttosto lasco e alcuni fittoni divelti a cui prestare attenzione.
A dispetto della cattiva fama che hanno alcuni rifugi sloveni, il Planinski Dom Tamar merita una nota positiva. La struttura ospita un'ottima cucina, locali nuovi e ben puliti, nonché camere da letto doppie, quadruple ed una grande camerata all'ultimo piano. Il servizio offerto dal personale, giovane e cortese, completa un'esperienza memorabile in un angolo di
Slovenia poco oltre il nostro confine.

Dal bivio dopo il rif. Tamar: a NO per Ponza di Mezzo/Ponza Grande
Da forc. Kotovo Sedlo: a N per biv. Bisettini/Margart di Coritenza
Da forc. Jalovska: a SE per Val Trenta

2019
Giulio e Maurizio
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