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relazioni

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Prealpi - Friuli
Rodolino
1700 m
Poffabro 500 m
1250 m
5/6 h
F+
►►►►
nessuno

Bella traversata della cresta che porta da forcella Salincheit a forcella Racli toccando la cima del Rodolino e alcune anticime. Percorso privo di segnavia da affrontarsi con buon tempo ed esperienza per alcuni tratti da interpretare e passi delicati. Meritevole inoltre percorrere i vicoli del bel paesino di Poffabro.

Da Maniago a nord dentro la Val Colvera per pochi chilometri fino al bellissimo paesino di Poffabro dove si può facilmente parcheggiare poco prima del centro nei pressi di una curva (500 m).

Da Poffabro si attraversa il centro paese verso nord est seguendo alcuni caratteristici vicoli, si scendono alcuni metri sulla strada dove una tabella indica il 973a per forc. Salincheit. Si attraversa, a fianco di un allevamento di trote, un primo ponte sul torrente tra il verde, seguito da un altro immediato attraversamento e subito il sentiero sale delineando la costante ripidità che si troverà lungo il percorso. Si assecondano i segnavia nel bosco su traccia ben chiara, con una sola breve alternativa, parallela e poco a destra, che per altro si ricongiunge poco sopra. Il panorama si apre in alto sulla cresta della traversata che ci aspetta al culmine dell’escursione e con alle spalle il panoramico e simpatico abitato di Poffabro.
Quando la vegetazione dirada fino a scomparire si tocca un largo ghiaione che si risale seguendone traccia e segnavia ma senza modificare la ripidità della salita che, come dall'inizio, rimane costante. Il canale ghiaioso si allarga mentre il sentiero lo taglia verso sinistra ancora nel verde assecondando la risalita di un crinale che si raggiunge con vista su un canale secondario. Si sale il crinale ora aperto fin sotto rocce ora ripide dove inizia verso destra, dopo alcuni passi su roccette, una comoda cengia. Questa, sebbene comoda, è in alcuni punti sensibilmente esposta e sale in diagonale con decisa salita contornando i vari rientri dei canali erbosi che declinano dalle cime secondarie alla nostra sinistra. Il traverso sale una forcellina intermedia e con gli ultimi metri dapprima in piano e quindi in breve salita fino alla tabella di forc. Salincheit (1459 m – 2.00')
La prima cima della cresta è ben visibile ora ad ovest. Dalla forcella ci si alza sulle tracce tralasciando subito il segnavia 973 che porterebbero ad aggirare a nord il Rodolino sino a casera Valina Alta e restando appena a sinistra su tracce ora meno marcate anche se evidenti ci si porta alla base di un canale segnato al centro da una lingua di ghiaie irregolari.
Benché possibile la risalita lungo il crinale sinistro (più fattibile che a destra), è preferibile superare il canale restando al centro e portarsi sulla soprastante spalla erbosa da dove è ben visibile quasi tutto lo sviluppo della cresta che al suo culmine arriva alla croce di vetta del Rodolino. Si sale la prima di diverse cime secondarie sulla linea di cresta segnalata all’inizio da un singolare paletto di legno (1640 m), proseguendone lo sviluppo tra vari ammassi di rocce e buchi celati a volte dall’erba o dai mughi.
In alcuni tratti le tracce vanno interpretate e individuate mancando ogni segnavia ma è sufficiente restare ai margini della cresta che non si valica mai sul lato nord. In caso di nebbia, neve o bagnato la progressione può essere critica soprattutto lungo dei brevi traversi erbosi, ripidi ed esposti. Quando il tratto invece corre lungo la linea ideale il suo naturale sviluppo non lascia dubbi sulla direzione. Si prosegue su diversi brevi ma ripetuti saliscendi mai troppo ampi. Si risale una marcata anticima (1691 m) e dopo un ultimo avvallamento si superano le ultime balze fino alla comoda cima del Monte Rodolino (1700 m – 1.00').
Panorama a nord sulla sottostante Casera Valina alta, sul monte Dosaip, Frascola, su laghi di Selva e di Tramonti e verso ovest sulla bastionata nord del Raut.

Dalla cima verso ovest si scende il primo tratto su roccette e tratti erbosi e ripidamente verso una zona rocciosa. Dove la pendenza si accentua alcuni passi su roccia appena più ripidi ed un brevissimo tratto dove usare le mani (I-) subito seguito da un terreno misto tra erba e roccette. Si rimane sul filo di cresta in campo aperto, toccando poi un ristretto
avvallamento prativo e oltre una zona sassosa da superare facilmente ma con attenzione. Un bel tratto panoramico lascia alle nostre spalle tutto il crinale appena percorso, per giungere infine ad un ultima calata appena esposta su roccia friabile a raggiungere lo strettissimo intaglio roccioso di forcella Racli dove ritroviamo i segnavia ed una targa (1590 m – 0.35’).
Lasciamo il panorama a nord e seguiamo la ripida discesa a sud. La traccia è ben marcata ma va affrontata con cautela per la ripidità e l’esiguità del tratto. Si scende a destra di un sinistro e poco invitante canalino e quando la pendenza diventa poco più tranquilla si apre tutto il vallone di discesa fino ai sottostanti paesini e la piana friulana. Restando sulla destra del vallone se ne discendono le ormai ampie tracce sino ad entrare progressivamente nel bosco e su continui ma comodissimi tornanti ad incrociare una strada bianca. La si segue a sinistra fino alle prime costruzioni di Taviela e Villa S.Maria e nei pressi di un capitello si devia a sinistra su un sentiero via crucis tanto verde quanto ormai riposante per pochi minuti sino ai primi vicoli di Poffabro percorsi alla partenza (500 m – 1.30’).

Escursione riservata ad esperti per l’accentuata ripidità di alcuni traversi, per l’assoluta mancanza di segnalazioni in cresta, per i possibili problemi con neve, bagnato o solo per le possibili difficoltà di orientamento con scarsa visibilità. Se non si è sicuri della pulizia del percorso è preferibile affrontarlo in sento orario. Lo sviluppo del percorso è di 9 km.

Da forc. Salincheit: 973 ad E per I Tubers e sella del Moltrin / ad O per casera Valina Alta
Da forc. Racli: 968 a N per casera Valina Alta

2013
Serena, Luigi, Mauro, Stefano e Michele
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