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relazioni

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Prealpi - Grappa
Cengia di Prada - Sassuma - Santo - Tomatico
1595 m
Val Schievenin-Case Bolenghini 692 m
1300 m
6/7 h
F+
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casere

Lungo la cengia di Prada che taglia la parte alta dell’omonima valle poco sotto il Santo ed il Sassuma. Rientro lungo la spettacolare cresta che unisce le due cime e termina sul monte Tomatico affacciato panoramicamente sul feltrino. Facile tutta la cresta mentre la cengia presenta dei tratti esposti su ripidi verdi ed esigui camminamenti. Spettacolari le vedute verso il massiccio centrale del Grappa e sui rilievi settentrionali. La cresta può considerarsi la più bella del Grappa.

Dalla statale che porta a Feltre all’altezza di Fener ci si porta a Quero e si seguono le indicazioni per Schievenin. Poco prima di entrare nel borgo una secca deviazione a destra si stacca stretta ed al successivo bivio ancora a destra ad entrare in Val di Prada. Si prosegue a nord su buona stradina per una serie di tornanti sino al piccolo e simpatico abitato di Case Bolenghini (692 m). Al termine della stradina asfaltata possibilità di parcheggio dopo il capitello oppure al tornante pochi metri più sopra.

Si segue la carrareccia a passare le ultime abitazioni su piacevole pendenza alzandosi man mano sopra la valle per portarsi sulla valletta parallela dopo poco sopra si incrocia l’altra carrareccia che sale da Cilladon-Osteria da Checco - 844. Ora la vista ad est spazia sulle prealpi trevigiane e sulla sottostante valle segnata dal Piave. Si prosegue su larga traccia che perviene alle stalle di Pàoda dove il panorama si apre concedendo una pausa con pregevoli visioni (1170 m – 1.00).
Dietro il fabbricato le tabelle guidano l’uscita dal recinto a salire il pendio verso l’evidente tabella che segnala la Cengia di Prada 847 AV8 degli Eroi. A destra la traccia bollata che ripidamente conduce alla cresta nei pressi del monte Santo e che può essere utilizzata in caso di giro contrario oppure eventuale discesa diretta. A sinistra ad uscire dallo stretto varco nella recinzione in falsopiano ora è evidente lo sviluppo della prima parte della cengia. Aperta ed esposta la traccia è piuttosto stretta ma sempre evidente. In questo tratto taglia la parte alta della Val di Prada seguendo parallela la ben visibile linea di cresta superiore. Si punta ad un’evidente spalla rocciosa proprio sotto la cima del monte Santo. Ci si addentra tra la vegetazione dove il camminamento a volte sembra semi nascosto dall’erba ma con l’ausilio di alcuni essenziali paletti di
legno lungo il percorso. Si perdono alcuni metri di quota per aggirare la base di una parete per poi risalire un ripido e smosso pendio dove è presente qualche metro di fune. Si accosta quindi un’alta parete dove le piante hanno preso il sopravvento e dove risulta utile puntare un paletto-segnavia poco oltre.
Si apre quindi nuovamente il panorama davanti ed è intuibile il prosieguo della cengia che taglia ora in falsopiano il pendio alternando tratti all’aperto ad altri tra gli alberi puntando alla base di un successivo spallone roccioso ben visibile. Lo si accosta dove la cengia diventa per pochi metri rocciosa ed offre un pulpito panoramico sul tratto già percorso. Ancora nel bosco per uscirne momentaneamente accostando una successiva formazione rocciosa e traversando oltre poco al di sotto di una singolare stratificazione poco sopra sulla destra. Dopo un corto traverso aperto si entra in una pinetaia dalle caratteristiche più alpine per uscirne poco dopo presso una svolta che offre una bella veduta sull’ultimo tratto con vista sul monte Peurna e le vicine stalle Zavate, prossima meta. Con piacevole e contenuta discesa si continua sulla traccia ora più semplice che in breve porta alle costruzioni delle stalle Zavate/malga Sassuma (1123 m – 1.10’).
Dalle malghe il segnavia 847 AV8 degli Eroi guida in salita con velocità verso la vicina forcella Alta dove pervengono anche altri sentieri della zona (1222 m – 0.15’).
Singolare che al crocevia nessuna tabella indichi il sentiero che sale alla cresta. Ci si affida alla evidenti tracce che verso destra seguono la linea di cresta e ben presto, pur risultando talvolta semi nascoste dall’erba, si rivelano l’unica evidente traccia da seguire in quanto le rare e sbiadite segnalazioni sugli alberi risultano difficili da individuare. Si segue comunque la ripida e diretta ascesa restando praticamente al limitare destro del bosco e guadagnando subito un buon dislivello. Prima di avvicinarsi ad alcune formazioni rocciose si devia a sinistra entrando nella vegetazione e deviando dalla linea ideale di cresta. Ora i segnavia risultano più facili da individuare e su brevi traversi alternati a serie di tornantini si accosta ancora la cresta. Un sasso con indicazioni indica la vicina meta a cui si perviene dopo un’ultima serie di tornanti nel bosco per uscirne poco oltre nuovamente sulla dorsale sino all’ometto di vetta del monte Sassuma (1510 m – 0.35’).
Dalla cima ora lo sviluppo successivo della cresta è stupendamente evidente. Sulla destra i ripidissimi ed aperti pendii sopra la Val Sassuma e la parallela Val di Prada. A sinistra il bosco che ammanta completamente il versante nord della cresta. Dalla cima si scende per un centinaio di metri ma su piacevole andatura per risalirne il tratto opposto e pervenire alla aerea e principale cima del monte Santo (1538 m – 0.30’).
Dal pianoro di vetta ora si devia a nord-est seguendo fedelmente la cresta ora appena meno disegnata ma accompagnati da visioni particolarmente accattivanti. Si scende brevemente per valicare il successivo Colle Alto dove perviene la traccia bollata che sale dalle Stalle di Pàoda lungo un ripido ma facile crinale. Oltre il Colle Alto si entra nel bosco continuando leggermente in discesa lungo un tratto riposante e molto rilassante. Brevemente ci si discosta dalla linea di cresta per riprenderla subito sino all’uscita dalla vegetazione presso le casere da Ton nei pressi di un incrocio di sentieri e dove si apre la vista sul vicino monte Tomatico con la sua grande croce (1489 m – 0.20’).
Ancora a nord seguendo ora un largo camminamento verso l’evidente croce di vetta che segna la fine della lunga cresta ed il punto più alto con la cima dello storico e panoramico monte Tomatico (1595 m – 0.15’).

Si ridiscende alla vicina sella per scendere ora ad est lungo il 844 che conduce presto a sud attraverso bellissimi pendii aperti e accostando alcune malghe. Dopo il superamento del Col de Cont si entra nel bosco seguendo un lungo traverso in falsopiano piacevole e distensivo. Si contorna il profilo del pendio boscoso tagliando alcuni rientri su rigoli asciutti dove solo qualche passo comporta una minima attenzione. Il sentiero si dilunga nell’ombra restando praticamente in quota sino ad uscire presso l’ampio e colorato pianoro dove reincontriamo le stalle di Pàoda (1170 m – 0.50’). 
A ritroso sul percorso di salita seguendo le svolte della carrareccia sino al PP delle Case Bolenghini (692 m – 0.40’).

La cengia di Prada richiede attenzione per i ripidi pendii da traversare ed alcuni tratti esigui e poco mantenuti. Dalla forcella Alta quasi assenti le segnalazioni più distinguibili nella parte alta. Facile la cresta ma altamente spettacolare. Dal Tomatico ampia visuale sulle vicine prealpi ed oltre alcune cime del trentino, delle Pale e rilievi dolomitici.

Da stalle Zavate: a S 842 per Val Schievenin
Da forc. Alta ad O AV8 degli Eroi per forc. Bassa monte Peurna / Val Schievenin
Dalla sella casere da Ton: a N 841 per Seren del Grappa

2014
Luca e Michele
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